Lo scorso 14 dicembre abbiamo partecipato ad un incontro organizzato a Milano da Gli Stati Generali insieme ad alcuni membri della redazione di Charlie Hebdo la rivista satirica francese oggetto di un pesante attentato terroristico il 7 gennaio 2015, costato la vita a dodici persone.

In particolare si è parlato delle reazioni che si sono succedute alla pubblicazione di una vignetta avente come soggetto le vittime del terremoto che ha colpito il centro Italia a fine agosto.

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Il sisma è stato l’evento degli ultimi mesi che più ha coinvolto la audience internazionale di utenti in rete. Si è trattato di un coinvolgimento positivo all’ insegna della solidarietà con le zone colpite, testimoniato dalla rapida ascesa dell’hashtag #prayforitaly tra le tendenze di Twitter.

La vignetta di Charlie Hebdo del 31 agosto ha dunque in qualche modo spezzato questo flusso discorsivo positivo di cordoglio, scatenando la reazione immediata di molti utenti italiani che hanno invaso la pagina Facebook di Charlie Hebdo con commenti e critiche pesanti. Oltre agli insulti emerge l’associazione con gli attentati che hanno colpito la Francia (“Nizza” e “Bataclan”). Retorica rilevante è infatti quella della necessità di “ricambiare la solidarietà” che gli italiani hanno dimostrato con i francesi in quei tragici momenti o del “revocare la solidarietà” che è stata in qualche modo tradita.

 

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Parole più ricorrenti nei 2.800 commenti a 5 post della pagina Charlie Hebdo dal 31/08 al 01/09

Il 2 settembre, la redazione di Charlie risponde all’onda di sdegno che la colpisce con una seconda vignetta che spiega: “Italiani…Non è Charlie Hebdo che costruisce le vostre case, è la mafia!”. Anche in questo caso i commenti negativi sono migliaia, preponderanti rispetto a quelli che si schierano dalla parte della libertà di espressione e di satira della redazione.

Non sono mancate su Facebook e Twitter le reazioni dei politici italiani: su Facebook, ad esempio, un post di Giorgia Meloni del 2 settembre ha raggiunto un engagement di 13.674 interazioni fra commenti, “mi piace” e condivisioni.

Dal 31 agosto alla fine di settembre la vicenda è stata ripresa e menzionata da moltissimi siti italiani (7.100 risultati indicati da Google). Sui quotidiani i commenti sono più polarizzati, sia positivi che negativi. I commenti favorevoli puntano l’attenzione sulla corruzione italiana, sulla nostra incapacità di gestire la “cosa pubblica” e ad effettuare un programma di adeguamento antisismico. Al contrario, i commenti negativi fanno leva sulla scarsa sensibilità nei confronti delle vittime e pongono la questione di un “limite” che è stato superato.

Qui alcuni esempi:

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Il dibattito sull’assenza di “limiti” in rete – di toni e contenuti – è quanto mai attuale in questi giorni, persino nei discorsi dei rappresentanti politici. Durante l’incontro con Charlie Hebdo abbiamo avuto di interrogarci e chiederci se esiste un limite di cui chi scrive deve tenere conto per non alimentare il clima d’odio che spesso respiriamo nelle interazioni degli utenti sui Social Media. La risposta della redazione è stata chiara: l’unico limite da rispettare è la legge.
A questo proposito, riteniamo interessante menzionare il fatto che un pezzo di I Hate Milano pubblicato su Gli Stati Generali riguardante la vicenda delle vignette ha vinto il Macchianera Award 2016 come miglior articolo. Forse il successo di quest’analisi lucida e puntuale dimostra che gli utenti della rete rispondono anche ai tentativi di portare avanti il dibattito in modo costruttivo.